Viaggiando

In ogni modo

 

"Per la prima volta provai un desiderio autentico di viaggiare, inconfondibile come un gusto che ti riempia la bocca: dovevo arrivare al cuore di un granello di sale. Dovevo esplorare gli anfratti più nascosti di quel mio impulso. Mi incamminai di buon passo, prima verso est, poi verso sud."

Cynthia Ozick, La farfalla e il semaforo

 

Chi viaggia per divertirsi, chi per affari, chi alla ricerca di qualcosa, chi alla ricerca di se stesso. Per alcuni è un hobby, per altri un'esigenza culturale, per alcuni uno stile di vita, per altri ancora un obbligo sociale. In certi ambienti se non viaggi rischi di apparire poco interessante. Viaggiare va di moda, piace, fa "in". Eppure davvero viaggiare è bello. E' sempre rinfrescante, a livello mentale, rompere con la routine, uscire dagli schemi ordinari, e il viaggio è uno dei modi più facili e appaganti per farlo. E' appagante vedere cose nuove, scoprire realtà sconosciute, assaggiare ciò che è diverso. Viaggiare può allargare gli orizzonti umani ed intellettivi. Anche se non necessariamente: c'è chi si porta un armamentario di abitudini e preconcetti anche in viaggio, abbarbicato nei propri schemi mentali e in rassicuranti piccole fissazioni, è quasi come se compisse il viaggio comodo nella poltrona di casa, guardando sì e no dal finestrino. L'importante è fare foto. Migliaia di foto. Le più belle - se c'è tempo di selezionarle - su Instagram.

Il viaggio in senso lato. C'è chi viaggia con la mente. Chi con dei buoni libri. Chi con la musica. Chi con i piedi - chi vive anche solo una passeggiata con la stessa meraviglia/lievità/curiosità con cui vive un viaggio - chi in bici - sportivi - chi in moto - temerari - chi in auto, in treno, in nave, in aereo - per le navette spaziali ci stiamo organizzando...

C'è anche chi al viaggio preferisce la vacanza. Chi al muoversi preferisce stendersi su una spiaggia, ogni tanto un bagno, alla sera una bella frittura di pesce... Oppure c'è chi infila l'idea del viaggio in un soggiorno in un'amena località montana, perseguendo il trekking, l'hiking e il climbing, o raccogliendo funghi e pescando trote sportive in laghetti di montagna sportivi. I vacanzieri spesso inseguono il relax del mare, o la pace e la frescura dei monti, o il compromesso del lago. I viaggiatori invece. Per carità, si può essere entrambi e spesso lo si è. Ma il viaggio è il viaggio - ed è solo in parte una vacanza - a volte non lo è affatto - se per vacanza intendiamo proprio "vacante", e cioè non solo assente ma anche obliato in dolce far niente.

L'Africa, fino a non molti decenni fa, era meta di viaggiatori particolarmente impavidi, avventurieri, cacciatori, missionari, trafficanti... Chi ci andava per esclusivo amore del viaggio era raro. Chiunque partiva metteva in conto disagi e difficoltà. L'Africa è grande, colma di fascino e di meraviglie. Ma è anche difficile, dura, ricettacolo di contraddizioni e di storie sanguinose con ferite ancora da rimarginare. A seguito della seconda guerra mondiale, chi prima chi dopo, praticamente tutti i paesi africani ottennero l'indipendenza. Comunque, in un modo o nell'altro, si diffuse una certa occidentalizzazione. E un po' alla volta, per i turisti occidentali (ma in fondo per i viaggiatori di tutto il mondo, dato che l'occidente è stato esportato grossomodo in tutto il mondo) è diventato sempre più facile raggiungere e visitare diversi paesi del continente nero - anche se in alcuni resta ancora, o lo è diventato, un azzardo pericoloso, e con rischi di disagi davvero poco assimilabili all'idea di viaggio che va di moda adesso.

Un viaggio si gode quando si ha elasticità e capacità d'immersione in atmosfere estranee; quando si lasciano a casa i pregiudizi, le ansie ingiustificate, l'affanno di dover per forza fare; quando si riesce a provare ancora la curiosità e l'incanto di un bambino; quando ci si sa stupire anche per le piccole cose; quando non si insegue per forza il viaggio perfetto o una tabella di marcia fitta e prestabilita - il viaggio, come la vita, lo si vive come viene, improvvisando in base a quello che capita e a quel che si prova, a volte danzando, a volte pazientando, a volte imprecando; a volte capita un incontro inaspettato e piacevole, altre volte è una semplice visione, un paesaggio, uno spettacolo che ti rapisce in modo imprevisto; altre volte ancora è una disavventura che si abbatte sui più ottimistici programmi ribaltandoli completamente. In fondo parte del bello di un viaggio, della sua magia, della sua avventura, sta proprio lì, che non si può prevedere come andrà, e che anche in caso di disavventure, in genere l'arricchimento, il senso di di più che si sente tornando a casa, rimangono - e spesso nella memoria rimangono più vividi dei momentanei fastidi. Il viaggio, purché non si sia troppo rigidi, è una di quelle rare preziose cornici dell'esistenza che hanno il potere di trasformare le disavventure (purché queste non siano davvero troppo drammatiche) in avventure, in elementi positivi, che contribuiscono al bagaglio d'esperienze raccolte nel viaggio stesso e quindi nella vita, e che a riguardarle poi, a raccontarle agli amici, strappano risate ed espressioni di divertita incredulità; i contrattempi diventano aneddoti, le difficoltà diventano a volte addirittura qualità... Il viaggio positivizza.

Resta il fatto che, sebbene in diverse parti dell'Africa e del mondo è diventato "più facile" viaggiare, sebbene un po' di occidente sia giunto per esempio anche in Namibia, a rendere le cose più facili ai viaggiatori - resta il fatto che la Namibia per esempio è pur sempre Africa, e in quanto tale, alcune difficoltà ci sono. Possono esserci contrattempi e disavventure anche qui come nel resto del mondo. I tempi africani poi, si sa, richiedono un certo grado di pazienza, a volte anche ai viaggiatori. Oppure pensate a certe contraddizioni: vai a visitare il deserto... ed è pieno di gente; quelli che dicono di voler visitare la vera Namibia, ossia non i soliti circuiti turistici - e poi però si lamentano perché nella vera Namibia, circuiti turistici o meno, trovano sterrati impervi e bucano più volte o ci mettono un'eternità ad arrivare a destinazione; quelli che amano la natura - o almeno pensi che vengano in un posto come la Namibia perché amano la natura - ma se sono in un alloggio dove non possono svolgere l'attività, invece di godersi la natura, si annoiano! Se uno sceglie la Namibia, dovrebbe anche tenere presente che per quanto bella, organizzata, sicura, pacifica, priva di malattie, è pur sempre Africa - e in effetti si verrebbe in Africa, oltre che per la natura, anche per averci un po' di sale, un po' d'emozione, un po' d'avventura, nel bene e nel male - mica si può decidere più di tanto nella vita, in quanto ad avventure e sfighe (in questo neanche i tour operator possono fare miracoli). Perché poi nessuno obbliga nessuno e se uno vuole la perfezione e ogni minuto pieno e programmato, può andare in un bel villaggio turistico o scegliere una meta occidentale o ben occidentalizzata. Perché l'Africa più di qualsiasi altro luogo smentirà ogni vostra pretesa alla perfezione, vi ricorderà che la perfezione non è umana. Con i suoi spazi sconfinati ricorda quanto siamo piccoli e grandi noi stessi. Perché il vero viaggio richiede partecipazione. La partecipazione richiede a sua volta un minimo di elasticità e di senso dell'adattamento. Come l'avventura richiede un minimo di sorpresa, d'imprevisto, di abbandono. Così anche le piccole cose, non solo le grandi, avranno un loro gusto, un loro profumo, una loro storia, saranno speciali.

 

"Poi il sole tramontò su di noi... Con il buio il mondo riprese a muoversi e un alito di vento da ovest avanzò sul deserto. Eravamo a chilometri di distanza da erba e fiori, ma di colpo ce li sentimmo intorno, quando le ondate di aria profumata ci passarono accanto con appiccicosa dolcezza. La sensazione fu breve e seguì il vento notturno, umido e salubre".

T. E.  Lawrence, I sette pilastri della saggezza

 

Luglio-agosto 2018