Sottosuolo namibiano

Pride, mine and energy

 

Sulla mia scrivania, tra la lampada e il portapenne, di fianco al temperamatite, c'è una pietra dalla forma romboidale, più grande di una noce, più piccola di un'albicocca. Al tatto è liscia e fresca. Definirla di colore verde è riduttivo. Sulla superficie superiore è scuro, intenso, cremoso, un verde smeraldo-petrolio-pino. La base presenta un disegno magmatico dove macchie di verde più chiaro implodono dentro pozzanghere di verde più scuro. Nei quattro lati linee orizzontali perfette si susseguono in molteplici gradazioni di verde-smeraldo, verde-petrolio, verde-pino, turchese e verde marino; la perfezione delle righe incanta, l'irregolarità del loro variare in spessore e tinta rapisce. Sta lì tra la lampada e il portapenne, in immobile bellezza, apparentemente inutile, ha lo scopo di suscitare meraviglia ed ispirazione ad uno sguardo che non vorrebbe stancarsi mai di meravigliarsi e incantarsi, per lasciarsi ispirare dalla perfetta perfezione, talvolta dalla perfetta imperfezione, della Natura. Sul mobiletto c'è un elefante di dimensioni lillipuziane, intagliato nella medesima materia geologica composta da verdi smeraldini e petroliferi - un regalo di mio fratello. Lei, questo magico verdeggiare, è la malachite.

Sul comodino di fianco al letto ho un quarzo rosa e un occhio di tigre: il primo concilia il sonno; il secondo fa bene alla vista.

Nell'ultima mensola della libreria ho dovuto sistemare ad ogni capo degli hold-book, per trattenere i libri. Sono due buceri scolpiti nell'onice nero. Presi in centro a Windhoek, nel Mall pedonale; i primi anni erano più numerosi i ragazzi che vendevano prodotti artigianali, talvolta esposti anche solo sopra dei teli stesi per terra, lungo tutta la via che dalla piccola torretta con l'orologio porta giù fino a una delle entrate del centro commerciale. I primi anni, quando ancora ci pensavo a caricare la valigia di regali per la casa e per gli amici... A uno di quei primi tour risalgono anche le pietruzze grezze posate sul ripiano di marmo in bagno: un paio di quarzi, un'ametista, una rosa del deserto, una verdite, un sasso ultra levigato di un nero uranico, dal nome sconosciuto; scambiati con qualche centinaio di namibian dollar sulle strade del Damaraland, sterrati tra pietraie rossicce dalle forme fiabesche, in mezzo al nulla; e ai tempi dal nulla ti sbucavano questi bambini, un paio forse tre, vestiti di stracci, scalzi, con un vassoio, una scatola, tenuti su con una corda che passava dietro le esili spalle, e le mani subito piene di pietruzze, che loro stessi avevano trovato per terra, cercando con santa pazienza, sapendo che avrebbero barattato la fatica con i soldi di turisti basiti e commossi. Ma non dovrebbero essere a scuola? Ci sarà una scuola, in tale nulla? Sì, ci vanno ogni mattina. I bambini dei rari minuscoli villaggi si raggruppano da soli all'alba e raggiungono a piedi la scuola più vicina, che in certi casi si trova anche a due ore e più di cammino.

Alcune persone raccontano di sentire in Namibia un'energia forte e senza nome. Alcuni la percepiscono già in aereo, quando l'apparecchio inizia ad abbassarsi verso la pista assolata di Hosea Kutako. Dicono di sentirla in modo inequivocabile, quasi fisico. Ho udito addirittura di persone che ritengono tale energia dotata di proprietà curative e, tramite strategici soggiorni nel deserto, cercano di giovarsene per gravi patologie.

Io stessa colgo un'energia in Namibia - in effetti m'investe già al primo affacciarmi dallo sportello dell'aereo come una sorta d'immediato ricostituente - secondo me proviene dal suolo. Un territorio antichissimo. E ricco. Le rocce hanno energie e proprietà che forse non conosciamo. Si dice che un geode porti fortuna all'abitazione. Nella medicina orientale si usa un pendolo di quarzo bianco per individuare e leggere i chakra del corpo umano. Nell'antichità occidentale il sottosuolo era considerato un mondo allotrio e oscuro, dove risiedevano le forze ctonie degli inferi e dei demoni; per molto tempo e in più di una tradizione fu il luogo del purgatorio, passaggio obbligato per l'aldilà, proibito ai vivi, gravido di misteriosi significati quanto di umana e divina sofferenza, la passione dell'espiazione, il potere di purificare, l'abisso che innalza.

La stessa storia geologica della Namibia è un percorso avventuroso ricco di vicende, che si perde nelle brume di un passato pre-preistorico, il quale, nei suoi risvolti più remoti, raggiunge distanze tanto siderali da risultare inconcepibili alla nostra limitata mente umana. Eppure il paese offre palpabili testimonianze delle sue trascorse e lontane vicende geologiche: dall'imponente maestoso Fish River Canyon, capace di parlarci addirittura della deriva dei continenti, ai graffiti incisi nelle rocce di Twyfelfontein, la firma di predecessori nati migliaia di anni prima di noi; dalla ferrosità minerale che s'intuisce nelle dune rosse del Namib, alle meteoriti disseminate qua e là, pietre entropiche e minerali alieni che con la terra namibiana impattarono in ere post-big-bang; la più famosa, la Hoba vicino a Grootfontein, è la più grande massa di ferro di origine naturale e la più pesante meteorite presente nel globo; sebbene la più estesa pioggia di meteoriti mai registrata sul pianeta si sia avuta invece nel sud del paese, vicino a Gibeon; del resto ci sono frammenti di meteoriti anche in centro a Windhoek, testimonianza di una specie di primato di cui la Namibia va fiera, scelta da frammenti stellari e da studiosi astronomici.

Il suolo namibiano, come quello di altri paesi africani, è fecondo di giacimenti e minerali. L'industria mineraria costituisce circa il 25% del reddito del paese. In una nazione drammaticamente scarsa di istruzione superiore (anche inferiore se è per quello), se si eccettua il politecnico e l'agraria, istituzioni come la facoltà di Ingegneria e di Informazione Tecnologica Dell'Università della Namibia (UNAM) a Ongwediva e la facoltà di Ingegneria alla Namibian University of Sience and Technology (NUST) a Windhoek sono viste con prestigio e importanza, un fiore all'occhiello, che forma i professionisti impiegati nel settore estrattivo ed energetico. Che il settore sia importante e arruoli un certo numero di professionisti lo si capisce anche dando una sbirciata al portale web del ministero che gestisce tali risorse, il Ministry of Mine and Energy, uno dei più facoltosi del governo, si articola in più di una decina di "divisioni" o sottoministeri (del petrolio, delle miniere, dei diamanti e così via) e che conta cinque uffici sparsi per il paese, di cui due nell'estremo sud (non a caso): Windhoek, Tsumeb, Swakopmund, Luderitz e Oranjemund. lo stesso sito web, www.mme.gov.na, conta diverse pagine e sottopagine, offrendo una ridda di informazioni, tecniche e meno tecniche, aggiornate e di archivio, politicamente/socialmente rilevanti. Al link "about us" sono riportate la "visone", la "missione" e un elenco di direttive/imperativi etici che l'istituzione si propone di perseguire. Il ministero infatti si impegna non solo a lavorare per una legislazione che permetta un accesso opportuno e proficuo alle materie prime, ma anche di farlo nel rispetto dell'ambiente e del paese, "for sustainable economic growth, equal benefit and prosperity to all Namibian citizens", per la crescita economica, l'uguaglianza nei benefici e la prosperità di TUTTI I CITTADINI NAMIBIANI. Un altro obbiettivo è quello di produrre conoscenza e informazione in merito a tali risorse. E ancora: "We are responsible for solving problems through new ways of thinking", ci impegniamo a risolvere i problemi attraverso nuovi modi di pensare. Si dichiarano inoltre responsabili delle loro azioni, pronti a risponderne e disposti al confronto e allo scrutinio pubblico. "The Ministry of Mine and Energy was constitutionally established to take custody of the diverse geological, mineral and energy resources, and to ensure their contribution to the country's socioeconomic development" (il ministero delle risorse minerarie ed energetiche è stato costituzionalmente creato affinché prenda custodia delle diverse risorse geologiche, minerarie ed energetiche, e per assicurare il loro contributo allo sviluppo socioeconomico del paese). "We fulfill the promise of our mission trough behaviour that reflects honesty, responsibility, and fairness" (adempiamo alla promessa della nostra missione attraverso un comportamento che riflette onestà, responsabilità e gentilezza). Chissà che non siano solo belle parole...

Tra le materie prime più importanti si annoverano l'oro, il carbone, l'uranio e il rame, oltre ad alcuni minerali rari ed ovviamente oltre ai diamanti. Ci sono poi giacimenti di manganese, fluorite, piombo, wollastonite, zinco e petrolio, sebbene in quest'ultimo caso si tratti più che altro di estrazioni off-shore, ossia nell'oceano, al largo delle coste (con buona pace degli ambientalisti - in uno dei tratti di oceano, ricordiamolo, tra i più pescosi e meno inquinati del mondo).

Secondo Wikipedia, i diamanti namibiani costituiscono il 2% della produzione mondiale. Quota che colloca la Namibia all'ottavo posto nella classifica dei maggiori produttori del pianeta. Per avere un'idea delle cifre, nel solo 2006 la produzione avrebbe raggiunto i 2.000.000 carati (400 kg). Questo sassolino che fa girare la testa a tanta gente, che fa impazzire le donne, che alimenta mercati iniqui e mercimoni mefistofelici, schiavitù e guerre, questo sassolino luccicante che l'uomo e soltanto l'essere umano ha caricato di cotanto valore, l'ha trasformato con caparbia mercificante alchimia in un oggetto di culto e fanatismo, di vanità e di potere - in realtà uno scherzo della natura, un processo chimico-geologico, niente di meno prosaico che una manciata di carbonio, che per bizzarria dispone i suoi atomi secondo una struttura tetraedrica su un reticolato cristallino...

Narrano che ancora tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, a sud, nell'entroterra, golosi giacimenti di rame promossero l'inizio dei lavori per la ferrovia: un binario a scartamento ridotto, per trasportare il rame fino alla costa, al porto più vicino, Luderitz, in modo da poter essere imbarcato e venduto. Scavando per apportare le traversine, un operaio di colore rinvenne una grossa pietra sbarluccicante. Iniziò la caccia ai diamanti, Kolmanskoppe, la città fantasma, ne fu il caduco emblema: questione di pochi anni e gli allora occupanti governi tedesco e sudafricano irriggimentarono tanto l'estrazione che la commercializzazione, vaste zone furono recintate e interdette; ancora oggi nella Sperrgebiet, un'estesa area a sud di Luderitz, le guardie avrebbero l'ordine di sparare a vista verso qualsiasi intruso.

In alcuni luoghi a Windhoek, capeggiante in bella vista nella parte alta della facciata di un palazzo, si può leggere la frase "on diamond we work", firmato Namdeb. Sempre in base a Wikipedia, la Namdeb Diamond Corp. (Pty.) Ltd. deriva da una "joint venture" tra il governo namibiano e "De Beers Centenary AG". Il governo namibiano avrebbe i diritti solo sul 50% del ricavato, mentre la restante metà andrebbe tutta nelle tasche dell'investitore straniero - un bel ladrocinio legalizzato! La De Beers pare avere le mani in pasta nei giacimenti diamantiferi anche di altri paesi dell'Africa Australe - si vocifera che in Botswana, in alcune zone per loro interessanti, abbiano fatto sloggiare le comunità Boscimani che vi vivevano da secoli chiudendo con il cemento i loro pozzi d'acqua (una storia già sentita: per esempio Johnny Cash canta una vicenda analoga in merito a una tribù di pellerossa).

 

Come scritto sopra, uno degli obbiettivi del Ministry of Mine and Energy è quello di "produrre conoscenza e informazione in merito a tali risorse". Un passo in questo senso è stato fatto fondando il National Earth Sience Museum, un museo che raccoglie molti campioni di minerali, gemme, diamanti, meteoriti e persino impronte fossilizzate di dinosauro. Compendiato da una biblioteca dedicata completamente all'argomento, vuole essere un archivio e allo stesso tempo una fonte di informazioni, un'istituzione scientifica e un luogo di cultura. Non a caso è indicato come possibile meta istruttiva per lezioni o gite scolastiche estemporanee. Lo si può visitare al terzo piano della sede del Ministry of Mine and Energy, in Aviation Road, vicino all'aeroporto di Eros, da lunedì a venerdì dalle 8,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 17,00 (chiuso nei weekend); l'entrata è gratuita.

Si paga invece, sebbene non chissà che cifra, l'entrata alla Kristall Galerie a Swakopmund, all'angolo tra Tobias-Hainyeko Str. e Theo-Ben Gurirab Avenue. Si tratta di un piccolo museo di pietre preziose e semipreziose. Già nell'atrio fa bella mostra di sé uno dei quarzi più grandi trovati al mondo, un mastodonte elefantideo con tanto di targa illustrativa. All'interno un percorso mineralogico tra teche e targhette, avvincente e noioso allo stesso tempo. Il tutto, galleria ed esposizione, simbolo di un orgoglio della Namibia, consapevole di essere in ciò interessante per i mercati internazionali ben più che per i turisti; una forza che stringe col pungo, che vorrebbe tutta sua, appartiene al suo suolo, alle viscere della sua terra; e che per giunta ha manifestazioni d'indicibile bellezza, dal lucore di una singola gemma, e non necessariamente un diamante, alle già nominate dune giganti e rosseggianti del Namib.

In un'infinità di posti in Namibia, camminando qua e là e guardando tra i miei piedi, mi è capitato di notare quarzi e sassi splendenti, in mezzo ad altri sassi, ghiaia e terra. Nei giacimenti vengono raccolti e lisciati con un processo di sabbiatura, per poi essere venduti nei negozi, spesso al chilo, gemme colorate, souvenir per i viaggiatori, manciate di agate, occhi di tigre, occhi di gatto, ametiste, verditi ecc. Alcuni negozi vendono gioielli di buona fattura impreziositi da ambra, tormaline, azzurriti, acquamarine, topazi, rubini... una delle più costose e ricercate è la Tanzanite, il suo alto valore dato dalla limitatezza della sua reperibilità, come suggerisce il nome si estrae solo in Tanzania.

Gemme colorate, pietre semipreziose, se ne trovano un po' ovunque in Namibia, specie nei negozi di articoli per turisti. Per chi fosse interessato a qualcosa di più serio e non volesse spingersi fino a Karibib, uno dei centri più importanti del settore, sede di un grande negozio dove ogni singola merce è venduta con tanto di certificato di autenticità del minerale, può trovare in centro a Windhoek, in Werner List Str. (una parallela di Indipendence Avenue), The House of Gems, forse il miglior negozio di pietre della capitale, nonostante l'ambiente dall'aria un po' dimessa e polverosa.

 

Pietraie, distese senza fine di ghiaino argentato, grumi di massi dalle tinte calde, megaliti aggruppati a dar corpo a forme sensuali, orgiastiche, diti di dio protesi verso il cielo, canyon scavati come volti rugosi di vecchissimi saggi, anfiteatri naturali di pura roccia, prodigi casuali e monumentali di graffite e dolerite, arcobaleni terreni di cromie zincate, ferrose, ambrate, dorate, rame-malachite, carminio, fluorite e nero-piombo... tipici paesaggi namibiani. Nell'estremo sud, lasciando le terme di Ai-Ais, quasi subito si incontra a lato della strada sterrata una vasta parete rocciosa, alta forse una trentina di metri, un palazzo, un condominio, quasi per intero costituita da quarzo rosa. Enormi blocchi di quarzo rosa stanno anche ai piedi della parete, sparsi, scomposti, alcuni in bilico tra il declivio e il piano, altri rotolati giù tra il bush stentato e il fine ghiaino chiaro del terreno, fin quasi ai bordi della strada. Rimangono solo i massi ingombranti, troppo pesanti da caricare in auto; il resto, s'intuisce, è stato ormai depredato ("fermati caro, quei cosi rosa sono l'ideale per il nostro giardino!") ... ma là in alto non sono arrivati, e raggi del sole vi si rifrangono amalgamandosi al rosa, facendosi rosati anch'essi. Mai avevo visto qualcosa di simile in natura: una montagna rosa - come in un sogno.

 

Novembre-dicembre 2018