Lo sai che le giraffe son alte alte alte

e noi siam piccolini - per non dire peggio

 

Al mio primo safari in Etosha, il primo animale che avvistai fu la giraffa. Difficile non vederla! E' l'animale più alto tra quelli che popolano le terre emerse, nonché il ruminante più grande. Se ne stava placida ai bordi del bush, il collo proteso e lungo, gli occhioni enormi e asinini, ad arricciare le labbra prensili sui rametti superiori di una camelthorn. L'acacia erioloba un tempo era nota anche come acacia giraffae, “acacia della giraffa”; tale è infatti la traduzione del nome comune camelthorn, da kameeldoring in afrikaans. Probabilmente la denominazione deriva dal fatto che le foglie della camelthorn sono molto apprezzate dalle belle gambelunghe, le quali invero sono forse gli unici erbivori abbastanza alti da raggiungere la corona dell’albero. Poco più in là un altro esemplare ancheggiava con quella grazia tutta loro, muovendo ad ogni passo il collo e la testa come un bilancino, ad ogni passo sono i due zoccoli dello stesso lato del corpo a muoversi. Volendo la giraffa può galoppare, mantenendo una velocità di cinquanta chilometri orari, seppur per pochi chilometri.

A considerarlo con una certa attenzione, questo essere presenta doti e caratteristiche prodigiose. Innanzitutto il collo, ovviamente. Che può raggiungere addirittura due metri di lunghezza! I potenti muscoli che tengono su la testa e il suo smisurato sostegno vanno a congiungersi in un grosso legamento e formano una specie di gobba, visibile tra la schiena e il girocollo. Con lo stesso smisurato sostegno i maschi intraprendono tra loro scontri battaglieri ma non privi di fair play. Questa lotta a vederla sembra una strana danza sensuale, una divinità indiana bicefala che perde la testa ballando per Shiva. I tonfi rumorosi dei colli e dei capi che sbattono l'uno contro il corpo dell'altro però suggeriscono la violenza/potenza dello scontro. Con gli anni nei crani dei maschi, oltre agli ossiconi (piccoli corni presenti tanto nei maschi che nelle femmine, con lievi differenze), spuntano bozzoli e bitorzolute formazioni, generati da depositi extra di calcio: invecchiando la testa diventa sempre più pesante e perciò efficace nei combattimenti. Tuttavia, per colpire l'animale deve far oscillare collo e testa di qua e di là con forza, come una sorta di pendolo a rallentatore impazzito, perdendo in tal modo la precisione, sicché molti affondi invero vanno a vuoto. Si tratta quindi di una lotta che generalmente non provoca gravi conseguenze e si conclude con uno dei due lottatori che si stanca e se la batte - non viene inseguito; al massimo, se il compagno più forte vuole insistere e riesce ad abbrancarlo, subisce una simulazione di accoppiamento sessuale. In effetti questi scontri sono ingaggiati per motivi di supremazia sessuale, istigati dall'odore della femmina in calore, e in essi non si ricorre mai a calci e morsi, come accade invece contro i predatori. I quali comunque non sono molti, almeno per la giraffa adulta, dotata di vista acuta e capace di calci spaventosi; il leone riesce a cacciare la giraffa; anche il coccodrillo, se la sorprende mentre beve. I cuccioli sono invece ben più vulnerabili.

Da un'altezza che può arrivare ai sei metri ha un'ottima visuale, e per giunta a colori, corredata da udito e olfatto molto sensibili. Riesce a tappare le narici in caso di tempeste di sabbia o di moleste formiche pronte a infilarsi anche lì. Prodigiosa è la lingua: cinquanta centimetri di lunghezza prensile (pensate a cosa si può fare con una lingua del genere!), ricoperta da papille che, come nelle labbra e nell'interno della bocca, proteggono dalle spine. Anche la pelle del corpo, spessa, coperta da peli corti e fitti, è atta a difendere da spine e rami, permettendo al quadrupede di correre in mezzo a savana e bush senza ferirsi. Il manto presenta una fantasia leopardata di macchie scure su sfondo per lo più paglierino - ogni singola giraffa presenta un disegno unico e irripetibile. Ma le meraviglie non finiscono qui. Il pelo ha incorporate delle sostanze repellenti che costituiscono una difesa chimica contro i parassiti, tra le quali si contano almeno undici composti aromatici di base - tipo una profumeria ambulante.

La giraffa era conosciuta già dai greci e dai romani: dai primi deriva il nome scientifico di una delle quattro specie catalogate (camelopardalis, ossia per loro era uno strano mix tra il cammello e il leopardo); i secondi la consideravano come un fenomeno spettacolare e mostruoso, o, per dirla in un altro modo, come un fenomeno da baraccone. Secondo Wikipedia la prima fu "importata" da Giulio Cesare nel 46 a.C. e prontamente esibita ai cittadini dell'urbe. Prima di loro, i san, senza circhi né gladiatori, muovevano i magici passi della danza della giraffa, medicina esoterica indicata per i problemi di testa. Non molto lontani dai san, gli tswana (etnia del Botswana e di circostanziate aree della Namibia), delle quattro stelle presenti nella costellazione della Croce del Sud fanno due giraffe, una femmina e l'altra maschio. In Sudan gli humr preparano un composto utilizzando il fegato e il midollo del quadrupede; la bevanda contiene spesso DMT (dimetiltriptammina) e altre sostanze psicoattive, e viene assunta dagli stessi humr in ambito rituale per provocare allucinazioni finalizzate all'uccisione altrettanto rituale degli animali. In Tanzania la giraffa è l'animale simbolo della nazione, è protetta al punto che la sua caccia viene punita con la pena di morte. Del resto il ruminante compare nell'arte di quasi tutti i popoli africani. Ci si può imbattere in quest'essere iconico colloforme e macchiettato dalla Somalia al Niger e dal Ciad al Sudafrica. Ne esistono quattro specie, due delle quali si suddividono in ulteriori sottospecie. Per esempio, all'interno della specie denominata "giraffa giraffa" troviamo la sottospecie "giraffa dell'Angola", nota anche come "giraffa della Namibia". Scrive Wikipedia: "E' diffusa nella Namibia settentrionale [in realtà è presente anche nel centro del paese], nello Zambia sud-occidentale, nel Botswana e nello Zimbabwe occidentale. Uno studio genetico del 2009 sembra suggerire che le popolazioni del Namib Desert e dell'Etosha Park appartengano a una sottospecie distinta. Questa sottospecie ha grandi macchie marroni con bordi che possono o essere frastagliati o presentare prolungamenti angolari. Il disegno a macchie si estende su tutte le zampe ma non sulla parte superiore del volto. Le macchie sul collo e posteriore tendono ad essere piuttosto piccole. E' inoltre presente una macchia bianca sull'orecchio. Si stima che ne rimangano al massimo 13.500 capi in natura". La stima risale a prima del 2016. Rispetto ai tempi che furono, sarebbe scomparsa dal Senegal, Mauritania, Guinea, Eritrea, e quasi sicuramente anche da Nigeria, Mali e Angola.

Non molti sanno che la giraffa, come molte altre specie "più famose", è in pericolo. Di due sottospecie (di Rothschild e dell'Africa Occidentale) ne rimangono poche centinaia. Secondo stime ormai ufficiali, nell'ultimo decennio il numero di capi dell'animale più amato dai bambini piccoli è diminuito del 40%. Perché il predatore più temibile, più spietato e più brutale della giraffa non è affatto il leone, l'innocente re della savana, e nemmeno l'antichissimo alligatore, il coccodrillo - bensì l'essere umano, e precisamente il cacciatore. Su www.meteoweb.eu si può leggere come nell'ultima decade solo negli Stati Uniti siano stati importati "21.402 incisioni fatte con osso di giraffa, 3.008 pezzi di pelle e 3.744" trofei giraffeschi di altra natura. "Si stima che siano 3.700 le giraffe uccise dai cacciatori di trofei" statunitensi negli ultimi due lustri. Proprio gli Stati Uniti sembrerebbero i maggiori importatori. "Si ritiene che in tutto siano rimaste meno di 100.000 giraffe". Tanto da indurre a coniare l'espressione "silenziosa estinzione". Tanto da spingere un'associazione di volontariato ad intraprendere contro l'amministrazione di Donald Trump un'azione legale per la salvaguardia del ruminante.

Un paio di settimane fa mi è arrivata una mail di Avaaz, un'associazione no-profit che conduce molte battaglie importanti, seminando petizioni e raccogliendo firme attraverso i canali digitali. La mail si intitola "Le uccide per divertirsi". Spiega che fra non molto ci sarà la conferenza mondiale sulle specie selvatiche (CITES), a cui parteciperanno tutti i paesi del pianeta. Per la prima volta ben cinque paesi africani vogliono aggiungere la giraffa alla lista degli animali protetti. Alcuni passaggi della mail vale la pena di leggerli: "La petizione [da presentare al CITES] non basterà da sola a fermare i cacciatori di trofei, ma creerà regole più dure e precise sul traffico delle parti del corpo delle giraffe, che hanno bisogno di tutela anche contro bracconieri e perdita di habitat". Poco sotto: "La vita sulla terra è una cosa preziosa, eppure ovunque guardiamo gli animali più stupefacenti sono in declino. E' una tragedia anche perché cominciamo solo ora a comprendere come la loro presenza influenzi gli incredibili ecosistemi in cui vivono" - e in cui viviamo. E poco sopra: "abbiamo appena iniziato a scoprire quanto questi animali siano intelligenti e capaci di emozioni... La foto di Tess ha scatenato un'indignazione globale perché ci viene naturale trattare gli animali con dignità e rispetto". Quando "si firma" (in realtà si clicca) la petizione proposta da Avaaz, assieme al ringraziamento e all'invito a far girare, si apre a tutta pagina la foto di questa bionda americana, con occhiali da sole e fucile in braccio, esultante sul cadavere che ha appena steso; la giraffa è enorme, accasciata, inerme, il manto eccezionalmente scuro - morta. L'eroica cacciatrice aveva postato l'immagine su Facebook. Qualcuno ha poi preso la foto e l'ha fatta girare accompagnata dalla seguente epigrafe: "White american savage who is partly a neanderthal comes to Africa and shoot down a very rare black giraffe courtsey of South Africa stupidity. Her name is Tess Thompson Talley. Please share" (www.corriere.it - il post è datato 16 giugno 2018: "Una bianca americana selvaggia che è in parte una neanderthal viene in Africa e uccide una giraffa nera molto rara con il benestare della stupidità del Sudafrica. Il suo nome è Tess T. T. Per piacere condividi").

Quanto può essere appagante uccidere esseri indifesi?

Scrive Thomas More in Utopia agli inizi del Cinquecento: "Perché si ha più senso di piacere quando un cane insegue una lepre, che se un cane insegue un altro cane? Evidentemente  nei due casi è la stessa cosa che si fa: si corre, infatti, se ti diletta la corsa. Ma se ti tiene lì la speranza di un'uccisione, l'attesa di veder sbranare sotto i tuoi occhi, ti dovrebbe piuttosto muovere a pietà guardare un leprotto fatto a pezzi da un cane, un essere debole da uno più forte, chi nella sua timidezza fugge da chi è inferocito, un povero innocente da una bestia crudele" ... e le bestie crudeli siamo noi, mica il cane inferocito, infondo anch'esso vittima del nostro pervertito ammaestramento. Perché, ce lo ricorda Erasmo da Rotterdam, amico di More, in uno scritto contro la guerra del 1515, gli animali in genere "vivono in concordia e civiltà all'interno della propria specie. [...] Per l'uomo, al contrario, nessuna bestia è più pericolosa che un altro uomo"; non per niente non si è mai sentito "che centomila bestie sono morte combattendo in battaglia"! Sempre Erasmo, nel famoso Elogio alla follia, usa parole simili a quelle dell'amico inglese, ponendo l'accento sul fanatismo che pare animare i cacciatori, per esempio quando "in pio raccoglimento" squartano la preda, sotto l'immancabile ammirazione degli astanti; "anche gli escrementi dei loro cani da caccia, quando li annusano, mandano profumo di cinnamono" - entrambi i filosofi non erano privi di sagace ironia. Oggi una grande filosofa come Martha Nussbaum presenta interessanti sentite riflessioni riguardo agli animali, e in particolare al nostro rapporto con essi; riflessioni in cui il rispetto per il prossimo si realizza anche per esseri viventi non umani; la tolleranza e la capacità di comprensione dovrebbe estendersi al regno animale, includendo i suoi membri nel nostro personale orizzonte di interessi e interrelazioni. In una delle sue opere più importanti, L'intelligenza delle emozioni, tra le altre cose, la filosofa riporta studi attendibili riguardo all'effettiva possibilità di animali come per esempio i cani di provare emozioni e dolore.

Ma "l'uomo è un'istituzione che ha contro di sé il tempo, la necessità, la fortuna e l'imbecille e sempre crescente supremazia del numero", disse più pacatamente il filosofo. "Gli uomini uccideranno l'uomo" - mica solo le giraffe.

(L'ultima citazione è tratta da Marguerite Yourcenar, L'opera al nero, romanzo in parte ispirato a Erasmo da Rotterdam. Lo scritto di quest'ultimo contro la guerra del 1515 cui si fa riferimento è La guerra piace a chi non la conosce).

 

Gennaio-febbraio 2019